Masseria Falascuso
Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare e reinterpretare un esempio significativo di architettura rurale pugliese, mettendo in dialogo la memoria storica della masseria con una rinnovata attenzione al paesaggio e alla sua identità ecologica. L’intervento si fonda sul recupero delle strutture in pietra e sul significato stesso del nome Falascuso, che richiama la vegetazione spontanea e i paesaggi umidi originari del luogo, trasformando la storia del sito in principio guida per il progetto contemporaneo.
La masseria, interamente costruita in pietra, si sviluppa su due piani per una superficie di circa 1000 metri quadrati. Al piano terra si trovano i locali che un tempo ospitavano stalle, scuderie e depositi, mentre al primo piano si trova la zona residenziale di circa 340 metri quadrati. Accanto alla struttura principale si trovano due ambienti adibiti a deposito. A lato della masseria si apre un incantevole chiostro di trulli con un porticato in pietra viva, un tempo utilizzato come stalla per il bestiame.
Masseria Falascuso rappresenta un esempio tipico di architettura rurale e costituisce una testimonianza storica significativa del sistema agricolo del passato.
Origine del nome e radice del progetto
Il nome Falascuso affonda le sue radici nella lingua e nel paesaggio. Deriva probabilmente da falasco, termine usato per indicare piante erbacee palustri, tra cui il Cladium mariscus: una graminacea robusta e flessibile, capace di crescere in ambienti umidi, lungo gli stagni, nelle conche d’acqua, dove il suolo trattiene la
memoria dell’acqua anche dopo che l’acqua è scomparsa.
Il suffisso “-uso” suggerisce un toponimo descrittivo: “Falascuso” indica un luogo caratterizzato dalla presenza di falasco, un territorio erboso, umido, permeabile, plasmato dalla vegetazione spontanea.
È un nome che descrive il luogo attraverso ciò che lo abitava, secondo una consuetudine toponomastica molto diffusa nella Puglia rurale, dove le masserie prendevano il nome da specie vegetali, conformazioni del terreno, sorgenti o microclimi locali.
Oggi, quando il paesaggio appare trasformato, bonificato, addomesticato, quel nome diventa un indizio, traccia di una di una memoria ecologica, un punto di partenza per riconnettere il progetto all’identità profonda del luogo.