Valorizzare l’identità del patrimonio edilizio storico con la consapevolezza della necessità di trasmetterne alle generazioni future la bellezza, costituisce il fondamento dell’approccio di Open Project al restauro. Intervenire su un bene storico non è mai un gesto puramente tecnico, ma un atto culturale che implica responsabilità, conoscenza e rispetto profondo per la materia costruita e per la storia che l’ha attraversata.
Il restauro è inteso come pratica di conservazione del palinsesto storico-materico, uno strumento per svelarne le stratificazioni, interpretarne le vicende e consolidarne le vulnerabilità, affinché l’opera possa essere salvaguardata, fruita, letta e compresa nella sua complessità. Questo processo si fonda su un approccio storico-critico, nel quale ogni intervento contemporaneo è chiamato a dichiarare la propria presenza, inserendosi consapevolmente in un intreccio cronologico che contribuisce a definire l’identità della nostra storia costruita.
In Open Project il progetto di restauro nasce da questa consapevolezza e si sviluppa attraverso un metodo che privilegia cautela, rigore e senso critico. L’obiettivo è la ricerca di una terza via tra la conservazione a priori, integralista ed intransigente e la riproposizione di una “bellezza” perduta di un passato irripetibile, evitando tanto la mummificazione quanto la ricostruzione mimetica. La bellezza, in questa prospettiva, non è un fatto istintivo, ma il risultato di un processo culturale e conoscitivo.
Dal punto di vista metodologico, i cardini teorici del restauro restano condivisi; ciò che muta tra l’intervento sull’antico e quello sul moderno è la conoscenza dei materiali introdotti nei primi decenni del Novecento, spesso concepiti con l’illusione di essere eterni. La consapevolezza della loro vulnerabilità ha orientato Open Project nel restauro di opere di Attilio Muggia (ex Banco di Napoli a Bologna), di Ildebrando Tabarroni (Colonie La Bolognese a Rimini) e, più recentemente, di Pier Luigi Nervi (Ballette dell'ex Manifattura Tabacchi a Bologna).
Tra le esperienze più significative si ricordano il restauro della Pinacoteca Civica del Guercino a Cento, del Monastero della Visitazione a Bologna — futura sede della Fondazione Sant’Orsola — e il nuovo ingresso del Teatro Comunale in via del Guasto a Bologna. Significativo è l’intervento sull’ex Banco di Napoli, oggi sede bolognese di PwC, nel quale l’eclettismo di Attilio Muggia e l’uso pionieristico del calcestruzzo armato sono stati valorizzati attraverso la reinterpretazione di elementi originari, messi in dialogo con esigenze contemporanee: un processo basato sullo studio delle fonti d'archivio, rivolto da un lato alla tutela del passato e dall'altro all'apertura al futuro e ai principi di sostenibilità. La corte al piano terra, simbolo per eccellenza del Genius Loci dell'edificio, acquista un nuovo valore semantico contemporaneo, mantenendo però inalterata la propria identità, tornando ad essere il luogo di connessione e condivisone con la città, un vero e proprio salotto urbano. La collaborazione con l’artista Jacopo Ceccarelli ha infine aggiunto un nuovo tassello al palinsesto del manufatto, ampliandone il senso e la bellezza nel tempo.
A cura del Professor Aldo Norsa