Intervista a Francesco Conserva, oggi alla guida insieme a Maurizio Piolanti di Open Project

Nell’epoca della crisi climatica e sull’orlo di quella energetica si torna a parlare di sostenibilità a tutte le latitudini, soprattutto in architettura, dove minimizzare l’impatto ambientale è un imperativo che coinvolge sia l’utilizzo di materiali non nocivi per l’ambiente, sia lo sfruttamento passivo dell’energia, nonché i processi stessi di realizzazione.

Ne parliamo con Francesco Conserva, architetto e ingegnere, con un recente passato di ricercatore all’Università di Bologna, oggi alla guida, insieme a Maurizio Piolanti, di Open Project, lo studio di architettura e ingegneria fondato a Bologna nel 1984, che conta numerose realizzazioni per grandi aziende nazionali e multinazionali, posizionandosi da diversi anni fra gli studi di maggior rilievo in Italia. Numerose le tipologie edilizie realizzate da Open Project in Italia e nel mondo, che comprendono il residenziale, il ricettivo, lo studentato, il culturale, il commerciale, i workspaces e gli uffici e che vedono in questo momento la realizzazione dell’Hotel Porta Mascarella a Bologna con inaugurazione nel 2023.

Un percorso di continua crescita ha portato lo studio a raccogliere un team multidisciplinare di cinquanta professionisti, con un’attenzione particolare all’aspetto di sostenibilità ambientale, attraverso una ricerca continua a favore dell’innovazione tecnologica e di standard elevati, anche tramite processi di digitalizzazione, che hanno condotto lo studio a conseguire numerosi riconoscimenti importanti con certificazioni internazionali.

Si parla molto di sostenibilità oggi ma cosa significa realizzare un progetto architettonico sostenibile?

Viviamo una nuova epoca, un’era geologica, l’antropocene, che è definita a partire dall’impatto dell’intervento dell’essere umano sull’ambiente terrestre, le sue azioni, ciò che produce e realizza immette concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera. È quindi imperativo indirizzare le nostre capacità, le tecnologie, le risorse verso una visione che ricomprenda l’ambiente, all’interno del quale si colloca anche l’essere umano, per fare in modo che proprio la natura torni a essere il baricentro della nostra visione.

Per noi questa linea di azione è sempre stata fondante della nostra indagine e pratica progettuale, così come la sostenibilità è sempre stata il fulcro attorno a cui ruota il progetto e non una scelta alternativa. Grazie alla ricchezza e alla varietà di esperienze che abbiamo raccolto e continuiamo a intraprendere, il nostro sguardo supera un’idea tradizionale di sostenibilità per raggiungere una visione che meglio risponde alla complessità di questo obiettivo. Oggi non è più sufficiente avere un approccio mono-direzionale, basato solo sulla progettazione di edifici che consumino sempre meno e che quindi emettano meno CO2 durante la loro vita ma è necessario governare l’intero processo, conoscendo e indirizzandone tutte le azioni, dalla nascita fino alla fine della sua vita, per minimizzare, quindi, anche le emissioni durante la costruzione, e prendendo in considerazione anche lo smaltimento dei materiali al termine del suo ciclo di vita.

In questo momento storico la sostenibilità ambientale punta soprattutto alla razionalizzazione delle risorse energetiche, come si può mettere in atto?

Per tradurre in pratica la sostenibilità consideriamo ogni progetto come un organismo complesso, del quale dobbiamo conoscere e gestire tutto, dalla genesi fino alla fine della sua vita. Per fare questo progettiamo edifici che consumano pochissimo, con un alto valore di comfort interno, che rispondono alle massime prestazioni energetiche richieste sia dalla normativa che dai principali sistemi di rating, come Leed, Breeam, Well. Ci occupiamo di scegliere tecnologie e materiali con un basso impatto ambientale, svolgendo un’analisi del ciclo di vita dell’edificio, di quante risorse impiega e di quanta CO2 viene messa nell’ambiente in fase di costruzione. Analizziamo i profili di rischio climatico e testiamo la resilienza dei nostri progetti, cercando soluzioni che li rendano adattabili ai cambiamenti climatici.

Inoltre realizziamo di ogni nostro progetto un alias digitale, una sorta di gemello virtuale, che ci permette di controllare gli esiti delle scelte progettuali e di fornire dati a supporto della futura gestione e manutenzione dell’edificio.

Sono numerose le opere di rilievo realizzate da Open Project che hanno ottenuto certificazioni internazionali per il bassissimo impatto ambientale, di quale siete più fieri?

Un progetto che sicuramente rappresenta il nostro approccio alla sostenibilità è la torre Unipol, realizzata a Bologna dieci anni fa, quando ancora questa tematica non era all’ordine del giorno. Si è trattato di un progetto ambizioso, che ha investito più aspetti, a partire dalla realizzazione di un edificio d’eccellenza per quanto riguarda il consumo energetico, il comfort, la qualità architettonica e il valore immobiliare, raggiungendo per prima in Italia la certificazione Leed Gold per la sostenibilità.

Alle porte del centro storico della città, a fianco del “grattacielo” bolognese costruito negli anni ‘60, la Torre Unipol è un polo direzionale generato dalla composizione di quattro corpi di fabbrica da cui, svetta una torre per uffici alta 125 metri, rispetto ai 90 del primo. È un progetto di grande attrattiva che ha dato una nuova identità all’area in cui si trova e alla città, infatti si trova in una ex area industriale, il cui cambiamento di destinazione d’uso e la successiva riqualificazione urbana si è svolta nell’arco di circa venti anni. Anche su scala urbana la torre ha generato una forte spinta di rigenerazione, trasformando nei fatti la percezione del quartiere da industriale a cittadino, portando nei suoi ultimi piani il museo d’impresa CUBO e unendo fra loro armoniosamente aree molto diverse della città, grazie all’interramento della linea ferroviaria metropolitana e alla realizzazione di nuove vie ciclopedonali.

Open Project ha creato un centro di ricerca sulla sostenibilità, di cosa si tratta?

Siamo convinti sostenitori che i nostri progetti debbano rappresentare una riposta positiva verso l’ambiente che ci circonda, favorire comportamenti virtuosi e restituire valori alla comunità che lo popola.

Per fare questo abbiamo deciso di investire ulteriormente sulla ricerca e creare Open Project Sustainability Hub, un centro studi animato da molte competenze e figure diverse, che ha come obiettivo quello di sviluppare soluzioni e fare rete per affrontare i principali problemi legati alla sostenibilità, sia in termini di impatto ambientale, che di peso sociale e finanziario. In questo momento stiamo “misurando” strategie di rigenerazione urbana, tramite il calcolo dell’Lca, Life Cycle Assessment dei nostri edifici, e valutando scenari alternativi di miglioramento in termini di riduzione dell’anidride carbonica. Inoltre ci stiamo occupando di dettare le linee guida per la progettazione dei primi edifici che rispondano agli obiettivi della tassonomia europea, come strumenti per l’ottenimento di finanziamenti verdi, e ai requisiti richiesti per i bandi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Vedi articolo originale: https://www.corrierenazionale.it/2022/04/08/da-open-project-una-nuova-idea-di-architettura-sostenibile/amp/