Un comparto integrato di nuova concezione firmato da Open Project per un’azienda alle porte di Bologna

CALDERARA DI RENO (BOLOGNA). A nord-ovest del piccolo comune, situato alle spalle dell’aeroporto e facente parte della Città metropolitana di Bologna, fin dalla fondazione (1956) opera Bonfiglioli riduttori Spa, azienda leader nella progettazione, produzione e distribuzione di applicazioni nell’ambito dell’automazione industriale, dei macchinari semoventi e dell’energia eolica. Nel 2020, la conclusione del progetto EVO ha riguardato l’ampliamento e la riqualificazione del sito produttivo preesistente.

Contesto e masterplan
È quello proprio dei comparti industriali pianificati, a confine di ambiti agricoli. Il masterplan ha tenuto conto di tale connotazione, sottolineando i rapporti esistenti con la campagna circostante. Ad esempio, al fine di migliorare le connessioni, le opere di urbanizzazione intendono incrementare la mobilità ciclopedonale pubblica. Il piano urbanistico prevede infatti anche la realizzazione di una pista ciclabile di prossima realizzazione che, scavallando la ferrovia su un ponte, unisca due centralità attraverso il nuovo comparto EVO.

Oltre ad affrontare le mere questioni di funzionalità degli edifici, il progetto EVO ha ricomposto l’intera filiera gestionale e produttiva in un unico luogo. Qui infatti trovano collocazione il settore ricerca e sviluppo, la progettazione e il quartier generale, tutte le fasi della produzione e la logistica connessa: funzioni in precedenza sparse sul territorio, le quali inducevano flussi di traffico oggi estremamente mitigati.

La flessibilità è stata interpretata a tutte le scale. A partire dal masterplan, innestato lungo il “Decumano”, la spina dorsale dell’intero comparto che, come percorso al suolo o passerella sospesa, collega tutte le funzioni insediate (uffici, ristorante, spogliatoi, produzione, ecc.), permettendo eventuali futuri sviluppi, ampliamenti o aggiunta di nuove funzioni, senza snaturare il disegno originario. Il tema della flessibilità è stato poi declinato a livello distributivo e d’interni, sino a concepire spazi di lavoro adattabili alle persone e alle evoluzioni della tecnologia. I diversi ambiti di EVO sono connessi, proprio grazie alla definizione dei flussi e dei collegamenti, sia fisici che visivi, tra le diverse parti. Ad esempio, un semplice diaframma vetrato separa la zona produzione dagli uffici; ed entrambe queste parti sono connesse al settore ricerca e sviluppo; infine, all’interno dei medesimi spazi dedicati alla produzione, si possono trovare postazioni di lavoro.

Il lavoro orizzontale
Ne deriva uno spazio che è sia fabbrica, sia centro direzionale; un luogo d’innovazione, un hub di ricerca e sviluppo, in cui il soddisfacimento delle necessità funzionali è punto di partenza per configurare uno spazio di lavoro di qualità. Lo dimostra il legame visivo della fabbrica con gli spazi naturali circostanti e con le altre aree dell’azienda. Un nuovo tipo di centro produttivo, integrato nell’ambiente circostante, che al contempo è spazio manifatturiero, headquarter e vetrina del prodotto. I caratteri della spazialità rivelano una ricerca di dialogo tra innovazione e qualità della vita, al fine di migliorare i cicli produttivi, coinvolgendo il personale quale parte fondamentale dell’azienda, in grado di muoversi in un ambiente libero da barriere fra funzioni e ruoli differenti, secondo una visione orizzontale del lavoro che restituisce a ogni singolo dipendente la centralità della propria attività.

Il progetto degli interni conferma l’intento di realizzare ambienti che puntano all’integrazione e alla condivisione, con spazi flessibili, concepiti come un’unica unità anche quando sono separati. Negli uffici ogni impedimento allo sguardo è eliminato, sia nelle divisioni fra ambienti tramite pareti vetrate, sia nella scelta degli arredi, caratterizzati da elementi bassi e multifunzionali. Ambienti ampi e arredi versatili, ma anche salubrità e rispetto della privacy (con spazi riservati per i colloqui telefonici e tende regolabili), oltre all’individuazione di zone per il relax (aree lounge con dominanti di colori viola e arancione per metterne in evidenza la funzione, aree per la conversazione dotate di sedute fitoformi e tappeti verde lime che richiamano gli spazi esterni).
Tale concezione ha rivelato le sue potenzialità alla prova della pandemia, con le esigenze di distanziamento e sanificazione, nel periodo immediatamente successivo al completamento dei lavori.

Energia a saldo attivo
Il nuovo campus EVO si era dato l’obiettivo di “chiudere localmente il ciclo dell’energia”. Gli edifici hanno caratteristiche NZEB (Nearly Zero Energy Building), con il rispetto delle prescrizioni delle Linee guida APEA (Aree produttive ecologicamente attrezzate). Inoltre, nella concertazione con la Città metropolitana, si sono identificati obiettivi di eccellenza energetica superiori alle caratteristiche NZEB, con la verifica dei bilanci energetici che coinvolgono anche le preesistenze. Ne risulta che l’ampliamento genera più energia di quella necessaria al funzionamento di tutti i servizi dell’intero comparto. La classe energetica A4 è, per i nuovi edifici, un obiettivo superato da un’inedita attenzione al tema, se riferita ai contesti produttivi.

Vedi articolo originale: https://ilgiornaledellarchitettura.com/2021/02/05/campus-evo-di-bonfiglioli-benvenuti-nella-fabbrica-democratica/