Archivision, 646 Tower

Archivision, 646 Tower

Archivision, Conversazione con Open Project

Open Project risponde all’intervista sulla rivista Archivision, di cui Open Project è parte del comitato editoriale.

La Torre 646 interpreta l’archetipo della torre uffici. Cosa vuole rappresentare e in cosa si differenzia rispetto allo skyline che siamo soliti osservare nelle moderne metropoli?

La verticalità e la modularità sono gli elementi che caratterizzano questo edificio. Essi vengono interconnessi in un organismo che cresce per successive sovrapposizioni e che si adatta ai vincoli esterni che la metropoli iperdensificata offre. Parlando del concept, si parte da una griglia data dal vincolo urbanistico, da cui si eleva un prisma successivamente modellato da piani inclinati. Ecco che, attraverso una lettura critica, il “vincolo” urbanistico o morfologico diventa opportunità creativa. È sufficiente cambiare il punto di vista o cambiare il verso delle righe di una maglietta e tutto assume un nuovo significato. Sono proprio queste righe che creano gli spigoli di numerosi parallelepipedi di diverse altezze, conferendo alla torre uno spiccato slancio verticale.

Dal punto di vista materico, il vetro è ormai l’elemento che più si presta alle facciate contemporanee, e nel vostro progetto si nota anche una differenziazione di trasparenze. Raccontateci questa scelta.

Individuata la regola di moltiplicazione per estrusione, la torre cresce, poi si ferma, poi si alza e infine arriva al cielo riconciliandosi con la natura, con l’immagine familiare e serena dell’albero con la chioma tra le nuvole. La mimesi ricercata fa sì che l’edificio ben si innesti nel contesto circostante senza creare contrasti marcatamente artificiali. Più che una differenza di trasparenze, si tratta di un’analisi della lavorazione dei vetri che si compongono grazie all’uso di impasti di colorazioni differenti. Questo ci permette di differenziare i singoli estrusi e incamerare la complessità della città all’interno del progetto. Come il bosco o la metropoli sono l’insieme dei singoli oggetti, lo stesso vale per la Torre 646.

Quali sono state le scelte fatte a livello costruttivo per sottolineare questo senso di verticalità dell’edificio?

Il contrasto che la luce disegna sugli spigoli, così come il telaio delle finestre, contribuisce a sottolineare la verticalità dell’edificio, una sorta di lesena in negativo, arretrata rispetto alla vetrata.

Altro tema affrontato è quello del modulo. Qual è stato il processo che vi ha guidato nel suo dimensionamento? Inoltre, a livello compositivo, il modulo vi è stato sempre d’aiuto o, in alcuni casi, si è rivelato un limite?

L’efficientamento di un luogo di lavoro dipende anche dalla semplicità progettuale e dalla possibilità di reiterazione di quest’ultimo. Il modulo 6×6, infatti, è stato scelto in quanto permette di ospitare varie tipologie di workspace, costruendo degli spazi comodi e vivibili per qualsiasi funzione essi vestano. L’utilizzo del modulo come concetto strumentale alla composizione non ha rappresentato però un limite, ma piuttosto un veicolo per la libertà progettuale.

A livello funzionale come si articola il complesso?

Gli uffici open space si alternano a luoghi delimitati come meeting room, phone booth, aree relax; infine, l’inserimento di “Sky garden” in vari punti della torre crea degli spazi comuni con una vista di pregio, luoghi vivibili dai lavoratori a ogni piano.

Sottolineando quest’ultima affermazione, è oggi sempre più richiesto che gli edifici si “tingano” di verde, seguendo l’onda della tendenza eco che pervade ormai ogni ambito della società. Anche il vostro progetto presenta, come appena illustrato, degli “Sky Garden” sui vari rooftop. È solo una scelta estetica o mira ad apportare benefici sul piano ambientale?

Il processo progettuale si focalizza sui bisogni umani, vedendo lo spazio come opportunità di benessere. Il lavoratore non è visto come oggetto produttivo ma come soggetto, il quale necessita indubbiamente di luce, aria, verde. Il giardino, simbolo della natura, rappresenta lo stimolo alla creatività e comporta una maggiore predisposizione al problem solving. 

2019-10-14T15:34:39+02:00

Openproject